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VENDITA A DISTANZA: attenzione all'improvvisazione.

17/11/2020 09:43

MP

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VENDITA A DISTANZA: attenzione all'improvvisazione.

Sono veramente tanti i post degli Operatori del Settore Alimentare (OSA)  che, in seguito alle limitazioni dovute alle misure da contenimento dell'epi

avvocatomassimopalumbodirittoalimentarebiologicoricorsononconformita17-1605602201.png

Sono veramente tanti i post degli Operatori del Settore Alimentare (OSA)  che, in seguito alle limitazioni dovute alle misure da contenimento dell'epidemia da Covid-19, hanno convertito la vendita diretta in quella a distanza, attivando e-commerce, consegne a domicilio ecc....

 

La vendita a distanza non deve però essere considerata una zona franca da controlli e regole: essa è, al contraio, fondata su precise previsioni che rispondono all’esigenza di tutelare la salute del consumatore. 

 

Due le norme che oggi mi limito di citare. 

Si tratta dell'articolo 14 del regolamento 1169/2011 la cui rubrica (cioè il cui nome) è proprio 'Vendita a distanza', mentre l'altra norma è invece l'art. 7 del decreto legislativo nr. 231/2017 che contiene le sanzioni da applicare nel caso in cui non venissero rispettati gli obblighi imposti dal citato articolo 14.

 

•••

 

Ecco cosa prevede l'art. 14 del regolamento 1169/2011.

 

Per gli alimenti preimballati, messi in vendita mediante tecniche di comunicazione a distanza, è obbligatoroio che l'O.S.A. fornisca specifiche indicazioni richiesta dalla norma.

Per facilitare la comprensione della lettura distinguiamo due momenti: 1) prima della conclusione dell'acquisto e 2) il momento della consegna dei prodotti acquistati.

 

1) PRIMA DELLA CONCLUSIONE DELL'ACQUISTO

il consumatore deve poter conoscenere (con facilità ed immediatezza):

- la denominazione dell’alimento;

- l’elenco degli ingredienti;

- qualsiasi ingrediente o coadiuvante tecnologico che provochi allergie o intolleranze usato nella fabbricazione o nella preparazione di un alimento;

- la quantità di taluni ingredienti o categorie di ingredienti;

- la quantità netta dell’alimento;

- le condizioni particolari di conservazione e/o le condizioni d’impiego;

- il paese d’origine o il luogo di provenienza (se previsti dalla norma);

- le istruzioni per l’uso, per i casi in cui la loro omissione renderebbe difficile un uso adeguato dell’alimento;

- per le bevande che contengono più di 1,2 % di alcol in volume, il titolo alcolometrico volumico effettivo;

- una dichiarazione nutrizionale.

 

2) AL MOMENTO DELLA CONSEGNA

oltre alle informazioni dette prima, il consumatore deve ora apprendere anche:

- il termine minimo di conservazione o la data di scadenza;

- e il numero di lotto.

 

Tali informazioni, sia durante l'acquisto che in fase di consegna, appaiono sul supporto della vendita a distanza o sono fornite mediante qualunque altro mezzo adeguato.

 

 

Ecco poi cosa prevede invece l'art. 7 del D.lgs. 231/2017.

La violazione delle disposizioni dell'art. 14 del reg. 1169/2011 può costituire (in determinati casi) reato oppure un illecito amministrativo (cioè - in parole semplici - può determinare quella che comunemente chiamiamo impropriamente 'multa').

 

L'illecito amministrativo comporta l'applicazione, al soggetto responsabile, di una sanzione amministrativa pecuniaria  di una somma da 2.000 euro a 16.000 euro.
 

 

 

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